Vajont al Muse
Vi segnaliamo "La storia del Vajont”, al Muse di Trento fino a venerdì, che racconta, attraverso le fotografie del geologo Edoardo Semenza, il disastro del Vajont.
Blog di discussione e informazione a cura della commissione Rifiuti, Risorse e Bonifiche dell'Ordine Regionale Geologi del Veneto
giovedì 20 febbraio 2014
sabato 8 febbraio 2014
tra scalpore e utilità
Segnaliamo questi articoli interessanti apparsi durante la settimana, in cui si evidenzia ancora una volta la necessità d'interventi e risorse per sicurezza idraulica, interessante è l'intervento del Prof. Rusconi (che sebbene tra le righe suggerisce la realizzazione dell'idrovia) segnala l'arretratezza delle opere di difesa idraulica e la tendenza a preferire costosi interventi "spettacolari" piuttosto che meno mediatici, ma più concreti interventi di ripristino per lo spazio delle acque. Da segnalare e lo pubblicheremo appena possibile, l'intervento dell'ing. Bixio, già docente d'idraulica e esperto di bonifiche idrauliche, circa l'eliminazione degli spazi di esondazione per urbanizzazione e agricoltura intensiva, inizialmente previsti nelle opere di bonifica idraulica (ma guarda un po'...), quale elemento fortemente responsabile dell'attuale stato di dissesto idrologico.
Venerdì
7 Febbraio 2014
La
Nuova Venezia
«Garantire
la tenuta degli argini»
Il
direttore del Consorzio Acque Risorgive: servono opere per 11,5 milioni
Filippo
De Gaspari
MIRANO
Passata l’onda di piena, non ancora la paura. Mentre torna a piovere, già si
tracciano i primi bilanci al consorzio di bonifica Acque Risorgive. Ieri il
direttore Carlo Bendoricchio ha fatto il punto della situazione sugli oltre 2
mila chilometri di rete idrografica in gestione, messa a dura prova dall’ultimo
evento alluvionale. «Le eccezionali piogge dei giorni scorsi», spiega, «hanno sottoposto
gli argini a uno stress notevole. Ma il monitoraggio continuo messo in campo
dai nostri uomini ha permesso di intervenire garantendo la loro tenuta, come ad
esempio è avvenuto lungo il Dese tra Scorzè e Martellago». Situazioni a rischio
ce ne sono state, tutte scongiurate, a sentire Bendoricchio,
grazie alle manovre idrauliche decise in base all’andamento dei livelli. Quello
che ora ci si chiede, tra Miranese e Riviera, è se sia davvero finita. Il meteo
per oggi e domani non promette nulla di buono: tornerà a piovere, anche se meno
intensamente dei giorni scorsi, ma per ora Bendoricchio esclude rischi di
cedimento degli argini, a meno di eventi al momento imprevedibili. «Certo per
poter escludere in futuro eventi alluvionali», aggiunge il direttore, «oltre al
monitoraggio, servono finanziamenti per realizzare interventi strutturali di
adeguamento della rete idrografica». E qui sono note dolenti. Bravi i tecnici,
riuscite tutte le manovre idrauliche. Ma le opere antiallagamento? Tante, forse
ancora troppe quelle già finanziate ma ancora in corso o in fase di
progettazione. La Riviera attende ancora il ripristino dello scolo Brentelle a
Mira per un importo di 900 mila euro, il collegamento Soresina-Bastie con nuova
botte a sifone sotto l’idrovia a Mira, per 4 milioni 250 mila euro. Il Miranese
non se la passa meglio: non è finita la sistemazione del Lusore a monte del
taglio di Mirano, tra Mirano e Santa Maria di Sala, per oltre 2 milioni di
euro. E ancora la ristrutturazione della rete dei collettori Marignana, il
deviatore Piovega di Peseggia, il bacino Pisani, Marocchesa e Tarù che
interessa vari comuni, tra cui Scorzè, per oltre 6 milioni di euro, il
potenziamento dell’impianto idrovoro di Lova e della botte a sifone sotto il canale
Taglio Novissimo a Campagna Lupia per 3 milioni di euro e altri interventi di
importo minore, ma non per questo meno importanti. Poi tutta la rete idraulica
minore, fondamentale: a realizzare solo le opere previste dai singoli piani
comunali delle acque servono circa 11 milioni e mezzo di euro, ed è solo un
prima stima. Bendoricchio è chiaro: c’è una parte che afferisce al consorzio e
riguarda la gestione
delle acque, un’altra che invece concerne l’adeguamento strutturale delle opere
di bonifica. E per quelle servono i soldi e una certa fretta di procedere. «Abbiamo
chiare le problematiche e come intervenire», precisa meglio, «servono i
finanziamenti, consapevoli che le opere rappresentano un investimento di
prevenzione, molto minore rispetto a quello necessario per ripristinare i
danni».
«Difese
idrauliche del secolo scorso»
L'ingegner
Rusconi, esperto di fiumi: ultimi interventi durante il fascismo, acque dolci e
torbide avvistate in Canal Grande
di Alberto
Vitucci
«La
neve che ha lasciato al buioCortina e la montagna veneta ci ha salvato ». L'ingegnere Antonio Rusconi, esperto di fiumi, già presidente dell'Idrografico e dell'Autorità di bacino del Veneto, fa gli scongiuri.
«Gli
allagamenti di questi giorni», dice,
hanno interessato i fiumi pedemontani,
come Livenza, Bacchiglione e Lemene, o quelli di risorigiva
come Sile, Dese e Zero . I grandi fiumi alpini come Piave, Brenta e Tagliamento non hanno dato problemi.
Ma se dovesse arrivare lo scirocco o la pioggia anche ad alte quote la
situazione potrebbe diventare drammatica». Allarme meteo e fiumi che esondano,
mezzo Nord allagato. E le acque di piena dei fiumi che adesso arrivano copiose in
laguna nord, insieme alle acque non proprio cristalline pompate dalle idrovore,
cariche di inquinanti. Acque dolci e sedimenti arrivati fino in pieno Canal
Grande. Ieri mattina i canali interni della città avevano un particolare colore
verde chiaro, con sedimenti copiosi. «Un fenomeno che succede nel caso di
piena», spiega Rusconi, «ma che in questi giorni è particolarmente intenso». In
laguna nord dunque si rischia l'interrimento, con i sedimenti e l'acqua dolce,
mentre in laguna sud la situazione è opposta: per lo scavo dei canali, il moto
ondoso e le navi, le barene vanno scomparendo, l'erosione aumenta e la laguna si
sta trasformando in un braccio di mare. Ecco perché, dice Rusconi, «sarebbe salutare
qui far defluire una parte delle acque di piena di Brenta e Bacchiglione.
Darebbe sollievo al territorio e ricostituirebbe in parte la morfologia
originaria». Intanto il Veneto Orientale è completamente sott'acqua. Colpa
della natura o anche dell'uomo? «I fenomeni atmosferici sono sempre più intensi
e violenti per i cambiamenti climatici», spiega l'ingegnere, «ma a questo
dobbiamo aggiungere la trasformazione del territorio che trasforma la pioggia
in acque superficiali. La cementificazione del territorio produce questo, e a parità
di piogge le acque superficiali sono di più. Anche le piogge aumentano. E se
questo è colpa del clima, la trasformazione del territorio è opera dell'uomo».
Situazione di maltempo eccezionale che ha portato acqua ovunque. Si poteva fare
qualcosa? «Difficile dirlo, in queste situazioni estreme probabilmente gli
allagamenti ci sarebbero stati lo stesso. Ma la rete di difesa idraulica è quella
del secolo scorso. Gli ultimi interventi sono stati fatti durante il fascismo,
e comunque prevedevano difese per un territorio agricolo. Nel frattempo i campi
sono diventati un'area metropolitana, capannoni, villette e cemento. E il
sistema non regge più. Una rete più moderna aiuterebbe almeno a ridurre
l'emergenza e a garantire un po' di sicurezza in più». Ma i grandi interventi
di manutenzione non sono popolari, si preferiscono dighe e grandi opere. E
molti piani varati dalle Autorità di Bacino restano su carta, la difesa
idraulica è ferma ai primi del Novecento. E intanto continua a piovere.
mercoledì 5 febbraio 2014
link utile
Servizio di trasmissione dati idrometrici fornito da ARPA Veneto in formato xml
http://www.arpa.veneto.it/upload_teolo/dati_xml/Ultime48ore.xml
da tenere a mente in caso di necessità!
http://www.arpa.veneto.it/upload_teolo/dati_xml/Ultime48ore.xml
da tenere a mente in caso di necessità!
Movimenti atmosferici
Vi segnalo un sito interessantissimo sulla situazione in tempo reale delle dinamiche atmosferiche e non solo.
http://earth.nullschool.net/
http://earth.nullschool.net/
martedì 4 febbraio 2014
Informazioni corrette?
Lo so, la situazione attuale è critica e far le pulci sui nomi delle cose, potrebbe apparire stupido. In realtà la cosa è rilevante visto che la maggior parte dei mezzi di comunicazione utilizza i servizi di google maps come base informativa. Vi riporto lo stralcio di un'area che attualmente è sommersa, dall'esondazione di scoli "secondari" , scolo menona e canale biancolino. E' ben visibile sulla mappa di google come il canale Battaglia, magicamente prenda il nome di fiume Guà, e il canale biancolino non sia neanche presente. Tanto più in situazioni di emergenza, l'informazione dovrebbe esser corretta! Ormai la conoscenza del territorio non è demandata ad un server a migliaia di km di distanza...
OpenStreetMap
Visualizza mappa ingrandita
OpenStreetMap
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domenica 2 febbraio 2014
Sicurezza dalle acque
Anche in questi giorni, di intense precipitazioni, la vulnerabilità idraulica del nostro paese è tornata in tutta la sua evidenza. E di nuovo sono ripartiti i soliti discorsi, la cementificazione, lo scarso coordinamento, la poca manutenzione delle vie d'acqua etc etc, ogni volta così, i soliti discorsi, ma mai che si agisca davvero. Ma è invece tempo di agire. Nel nostro Veneto, tutti col fiato sospeso ha guadare che facevano i nostri fiumi, qualche scolo minore ha tracimato e tra i fiumi, il Livenza ha esondato dal suo letto. Qui la situazione è stata un po' più critica, poiché in contemporanea alle eccezzionali precipitazioni, si sono manifestati alcuni fenomeni, che hanno fatto sì che il principale corpo ricettore, la Laguna di Venezia, non fosse in grado di ricevere granché, essendo interessata da fenomeni di acqua alta, legati a venti di scirocco e ad alcune dinamiche tipiche dell'Adriatico, che fanno si che si comporti similmente a un lago (i laghi sono un po' dei catini, se provocate un'oscillazione, vedrete l'acqua crescere alternativamente da un lato e dall'altro, ciò avviene per fenomeni mareali e legati ai venti - l'Adriatico, per la sua conformazione, si comporta un po' così), provocando accumuli di masse d'acqua a ridosso del Golfo di Venezia, creando dei gradienti idraulici, che rendono problematico lo scarico dei corsi d'acqua, con fenomeni di riflusso dalle foci verso terra, cosa che può creare, e in passato lo ha fatto, fenomeni di esondazione a ridosso della linea di costa - non ha caso Dante ci ricorda che a ridosso della Laguna i fiumi tendevano a impaludarsi. Tutto questo ha dimostrato ancora una volta, che se si vuole ottenere la sicurezza dalla acque, bisogna più che creare ulteriori canalizzazioni - lo dico per i promoter dell'Idrovia Padova - Venezia, in questi giorni non solo non sarebbe servita, ma sarebbe stato un fattore di rischio in più - ridare spazi all'acqua, ricreare le fasce di esondazione che sono state obliterate spesso per far spazio all'insediamento umano. Certo questo è complicato da fare, significa trovare il coraggio di demolire e spostare urbanizzazioni. Costa? Certo, ma proviamo a fare i conti di quanto si risparmierebbe in termini di mancati danni e acquisita tranquillità. Credo, a spanne di poter dire che il guadagno è assicurato.
venerdì 31 gennaio 2014
Terremoto a Groninga
Volevo segnalarvi un articolo uscito sulla rivista "Internazionale" nel numero di gennaio 2014 dal titolo "Terremoto a Groninga".
Groninga si trova nell'estremo nord dei Paesi Bassi ed è al centro di un zona di sfruttamento di giacimenti di gas naturale. Nell'ultimo periodo si sono riscontrati sempre più microsismi con danni alle abitazioni, portando il governo olandese ad una riduzione del 20% delle estrazioni.
A voi le considerazioni del caso.
Di seguito il link ad un precedente articolo.
http://www.presseurop.eu/it/content/article/3457441-il-peso-del-gas
http://www.dinoloket.nl/ondergrondmodellen
questo è un link utile per esplorare un pò di stratigrafie della zona, mentre se andate su onegeology potete vedere la carta geologica olandese.
Groninga si trova nell'estremo nord dei Paesi Bassi ed è al centro di un zona di sfruttamento di giacimenti di gas naturale. Nell'ultimo periodo si sono riscontrati sempre più microsismi con danni alle abitazioni, portando il governo olandese ad una riduzione del 20% delle estrazioni.
A voi le considerazioni del caso.
Di seguito il link ad un precedente articolo.
http://www.presseurop.eu/it/content/article/3457441-il-peso-del-gas
http://www.dinoloket.nl/ondergrondmodellen
questo è un link utile per esplorare un pò di stratigrafie della zona, mentre se andate su onegeology potete vedere la carta geologica olandese.
venerdì 6 dicembre 2013
il nuovo manifesto del Reggipoggio
Il Reggipoggio -
manifesto
Perché Reggipoggio
Reggipoggio è uno di quei termini tecnici della
Geologia che ben coniuga l’osservazione del paesaggio e le sue forme, con
l’interpretazione dei corpi litologici, esprimendo nel contempo una valutazione
concreta sulle ricadute che tali aspetti hanno in una attenta gestione del
territorio (nel caso specifico sulla stabilità di versante).
Questo
termine coniuga in sé molte delle peculiarità della Geologia, ovvero
osservazione diretta sul campo del territorio e delle sue dinamiche,
ricostruzione del sottosuolo, analisi puntale dei dati, restituzioni di
valutazioni specifiche su elementi caratteristici di un dato ambiente.
Cosa Vogliamo
Impegnarci concretamente per realizzare un processo di
divulgazione della Geologia e delle Scienze della Terra coniugando la dimensione
scientifico-culturale e quella tecnico-pratica, che esplichi il rapporto col
territorio e la sua importanza nell'ambito della valorizzazione, preservazione,
gestione sostenibile dello stesso.
Far conoscere la bellezza e le peculiarità, ma anche
le criticità dei Geositi del Veneto, per una più profonda consapevolezza del
nostro territorio, per imparare a leggerlo con coscienza e rispetto delle sue
dinamiche.
Mettere “in rete” studiosi e appassionati di varie
discipline che riguardano il territorio, far dialogare esperti e persone
curiose e interessate per costruire un dibattito costruttivo, che si traduca in
scelte consapevoli, educazione e informazione. Vogliamo realizzare ciò
utilizzando il web con blog e social network, diffondendo pubblicazioni,
segnalando eventi e realtà peculiari, organizzando momenti di confronto e
incontro.
Perché aderire al manifesto
Aderire vuol dire:
Condividere questi ideali e dare la propria
disponibilità a far parte di questo gruppo unito da una comunanza di intenti.
Dare il proprio fattivo impegno di idee e entusiasmo o
più semplicemente prendersi il tempo per leggere le novità del blog o
condividerle con altri.
domenica 24 novembre 2013
L'Idrovia Padova-Venezia
L'Idrovia Padova -Venezia, iniziata negli anni '70 e mai completata, doveva essere un canale navigabile per il traffico di chiatte-merci dalla zona produttiva di Padova alla Laguna di Venezia. Rimase un'incompiuta, esiste solo il primo tratto, che parte dalla ZIP di Padova e arriva a Vigonovo e il tratto finale con tanto di conche di chiusura, in Zon Piazza Vecchia a Mira. Il primo tratto "sfocia" nel Brenta, il secondo direttament in Laguna di Venezia ed è collegato al canale Taglio Novissimo, derivazione del canale Naviglio Brenta, sostanzialmente sia crea un raccordo tra reti d'acqua artificiali e naturali. Oggi il tema del suo completamento è molto dibatutto, sopratutto dopo i recenti eventi alluvionali che hanno colpito in modo distastroso il territorio della bassa padovana. La si vorrebbe in funzione di "scolmatore" per drenare acqua dal Brenta, quando questo non è in grado di riceverle. Scaricando il tutto in Laguna, nella zona di Mira. Grande propugnatore di tale tesi è il Prof. Ing. D'Alpaos del dipartimento d'ingegneria di Padova. Il prof. D'Alpaos è indubbiamente un'autorità in tema di idraulica e di dinamiche fluviali e ha battuto il territorio per convincere cittadini e politici della bontà delle sue tesi. Riuscendoci appieno. Infatti, chiunque provi a dire qualcosa di diverso, viene subissato di contumelie e nessun accademico di spessore apertamente dice qualcos'altro. Semmai studi e ipotesi alternative, laddove qualcuno ne faccia, circolano in via informale e a dire qualcosa di diverso ci sono solo alcune amministrazioni e forze politiche, che ovviamente sono tacciate di campanilismo. Questo derelitto geologo che vi scrive, e lo fa a titolo personale, non vorrei mail che il Reggipoggio fosse oggetto di attacchi ingiuriosi, si peremette di avanzare, però, alcuni dubbi sulla questione, in ordine crescente di importanza per il sottoscritto:
- prima iniziare un intervento così complesso e costoso, che andrà inevitabilmente ad interferie con il territorio (pensiamo alle terre scavate, all'interferenza con le acque degli acquiferi superficiali, per dirne alcune), non sarebbe opportuno valutare il ripristino dell'idografia secondaria e delle zone di esondazione, obliterate dallo sviluppo urbano recente, non sempre "attentissimo" alla necessità di lasciare i suoi spazi all'acqua?
- non si ritiene che in tal modo il problema sia solo "spostato" più a valle? Si creerebbe uno snodo idraulico piuttosto complesso nella zona del Taglio Novissimo, gestirlo con sifone, mi pare azzardato, e foriero di forti criticità. Oltre che vi sarebbero problemi di sedimentazione e di disequilibrio nella zona barenicola fronte l'idrovia.
- ci ricordiamo che nel 2015 abbiamo un appuntamento? La direttiva quadro UE 2000/60 (http://www.direttivaacque.minambiente.it/ ), richiede di raggiungere lo "stato buono" delle acque dei bacini di scolo, (come la Laguna) ai fini di ripristinare una certa salubrità degli ecosistemi (e quindi anche degli ambienti dove viviamo noi) idrici, non che ridurre l'inquinamento delle acque. Crediamo davvero che un canale come dovrebbe essere l'idrovia, di fatto rettilineo e di grande portata, durante eventi di piena non scarichi l'iradiddio che raccoglie nel suo percorso? Per avere un abbattimento del carico inquinante delle acque verso un bacino, queste devono arrivare con moderazione e attraverso percorsi lunghi, affinché i processi di "digestione" propri degli ecosistemi fluviali si possano compiere. Non a caso, se osserviamo i percorsi degli alvei naturali del Brenta, nella sua fase pre-antropica, vedremo nei paleoalvei, una storia di divagazioni, diramazioni, etc...
- infine, io credo che la sicurezza DALLE acque si raggiunga ripristinando il più possibile una dinamica naturale del loro corso, naturalmente i corsi d'acqua sviluppano i loro tracciati proprio per abbattere gradualmente l'enegia idraulica, le innaturali irregimazioni umane spesso obliterano tale elemento. L'idrovia sarebbe un canale rettilineo, che scorre da SW a NE - il percorso contrario di tutti i corsi d'acqua della conoide del brenta che sfociano in laguna - indi sarebbe un elemento fortemente artificiale e artificioso, slegato dal contesto dei meccanismi idro-geomorfologici che hanno modellato il territorio della bassa pianura veneziana. questo comporterebbe a mio avviso la possibilità di pesanti "effetti collaterali", non facilmente prevedibili.
sabato 9 novembre 2013
MUSE day
Bellissima giornata passata alla scoperta del nuovo museo di scienze naturali di Trento!
Vi aspettiamo al pranzo di chiusura previsto per domenica 8 dicembre sui Colli Euganei.
Mandate mail per prenotazione
reggipoggio@gmail.com
giovedì 26 settembre 2013
talking about Laguna...
Segnaliamo questa serie di articoli apparsi sulla stampa locale in questi giorni sul tema Laguna di Venezia e la Sua Salvaguardia
Martedì 24 settembre 2013
La Nuova Venezia
Martedì 24 Settembre 2013
La Nuova Venezia
Barene, difese naturali contro l’erosione
Legno e zolle, non più sassi e cemento. Nascono iniziative per riprendere la manutenzione
Giovedì 26 Settembre 2013
Corriere del Veneto
Il Convegno
«La laguna rischia di divenire una baia in mare»
Confronto a tutto campo sul futuro del parco, le barene lentamente stanno scomparendo
Martedì 24 settembre 2013
La Nuova Venezia
Anni di studi per salvaguardia della cittàVENEZIA - La morfologia della laguna, le bonifiche di Porto Marghera, la qualità dell'ambiente e la sua riqualificazione. In quindici anni di ricerche il Corila (Consorzio di coordinamento delle ricerche sul sistema lagunare) ha studiato Venezia sotto ogni profilo e ieri, a palazzo Ducale, ha fatto il punto dei lavori nel convegno «Utilizzo delle ricerche del Corila nella salvaguardia di Venezia». Dall'Università di Padova è arrivato il professore Giampaolo Di Silvio per le ricerche sull'idrodinamica, dall'Iuav Domenico Patassini e Mario Piana per parlare di riqualificazione, pianificazione ed interventi in centro storico. A chiudere i lavori, la tavola rotonda con la soprintendente Renata Codello, l'ingegnere Valerio Volpe, Magistrato alle acque, Giovanni Artico per la Regione e Pierfrancesco Ghetti, assessore alla Sicurezza del territorio. Su una questione tutti si sono trovati d'accordo: il lavoro del Corila è fondamentale per coordinare studi altrimenti separati tra di loro. Volpe ha addirittura proposto: «A un anno e mezzo dal decreto rotte nulla è stato studiato, la Capitaneria ha in mano documenti e il Corila potrebbe contribuire al lavoro sulle alternative per le crociere».(g.b.) (il nostro "amato" presidente era presente all'evento in incognito)
Martedì 24 Settembre 2013
La Nuova Venezia
Barene, difese naturali contro l’erosione
Legno e zolle, non più sassi e cemento. Nascono iniziative per riprendere la manutenzione
Niente più sassi e cemento. Per proteggere le barene dall’erosione, fenomeno sempre più distruttivo per la morfologìa della laguna, saranno utilizzate in laguna tecniche e materiali naturali. Fascine di legno, zolle di terra, canneti e rami di salice. Potrebbe essere la svolta verso la conservazione «naturalistica» della laguna, sempre più minacciata da grandi navi, moto ondoso e lavori sbagliati come lo scavo dei canali che aumenta la velocità dell’acqua e dunque l’erosione. È l’obiettivo del progetto Life Vimine, programma europeo Life-Nature 2012, illustrato ieri a Ca’ Farsetti dai tecnici dell’assessorato all’Ambiente. Due milioni di euro per avviare un programma in quattro anni che prevede la «conservazione e la vigilanza» delle aree più a rischio della laguna, affidate a giovani, pescatori e residenti del’estuario. Approccio del tutto nuovo e rispettoso della delicatezza dell’ambiente, dopo anni di lavori contestati e «rifacimenti» con la logica ingegneristica delle grandi opere. «L’eccesso di grandi opere, a cominciare dal Mose», spiega l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, «ha monopolizzato energìe e risorse, facendo venir meno la manutenzione». Con le nuove protezioni a base di ramaglie vegetali e l’opera di vigilanza attiva per segnalare i luoghi più degradati da onde e correnti si potrà anche avviare, dice Bettin, un circolo virtuoso che potrà produrre lavoro e occupazione. Un esempio anche per Magistrato alle Acque e Consorzio Venezia Nuova, per valutare l’efficacia di tecniche naturali e meno invasive per la protezione della laguna e delle sue barene.(a.v.)
Giovedì 26 Settembre 2013
Laguna, la sfida del parco Bettin: non avrà nuovi
vincoli
Elisa Lorenzini
VENEZIA — «È già scritto nella delibera che ha dato vita
all'istituzione Parco e lo ribadiamo: non saranno introdotti ulteriori
vincoli». L'assessore all'Ambiente Gianfranco Bettin è chiaro nel rispondere
alle perplessità di cacciatori e associazioni presenti al convegno organizzato
da Venezia Progetta. Bettin lo specifica ancora nel suo intervento: «Sarebbe un
elemento di complicazione se producesse norme e rilasciasse permessi, ma non lo
farà». L'assessore non è però riuscito a convincere il pubblico, su cui si
agita lo spauracchio della legge regionale 40 del 1984. Ad esempio l'articolo
18 prevede che l'autorizzazione edilizia sia subordinata al via libera
dell'esecutivo dell'ente Parco. «Come si può applicare solo una parte della
legge e non tutta?», si chiede Massimo Parravicini, dell'Associazione
Cacciatori Veneti. Maurizio Dissegna, dirigente Parchi e Foreste della Regione
Veneto, replica però che la legge 40 regola solo i parchi regionali, mentre
quello della Laguna è locale: viene dunque lasciato all'ente locale l'onere di
decidere se applicare o no i vincoli. Ma i cacciatori non sono per nulla
convinti. La presidente dell'istituzione Parco, Alessandra Taverna, orgogliosa
riporta i dati del festival «Isole in Rete» dello scorso fine settimana: 5 mila
partecipanti, e 2500 pass venduti per i vaporetti dedicati. Giovanni Giusto,
consigliere comunale della Lega Nord, è seduto tra il pubblico e prende la palla
al balzo. «L'istituzione è forse un'agenzia turistica? - chiede - si tolgono i
vaporetti per i residenti e si aggiungono linee per turisti?». Secca la replica
di Taverna: «Quelle linee sono state proposte dagli stessi residenti». Nella
sua relazione Fabio Riva, direttore dell'ufficio Salvaguardia del Magistrato
alle acque, illustra i compiti dell'istituzione: sorveglianza, controllo dei
limiti di velocità, del moto ondoso, dell'inquinamento, per riassumere. Dal
pubblico Sebastiano Costalonga, consigliere comunale di Fratelli d'Italia,
interviene. «Se c'è già il Magistrato a controllare, a cosa serve un altro
ente? Un costoso carrozzone?». Bettin assicura che la struttura sarà snella.
«Forse manca un vero progetto, delle linee guida?» sintetizza le perplessità
del pubblico Marta Locatelli, moderatrice e presidente di Venezia Progetta. Il
piano ambientale che definisce le caratteristiche del parco infatti secondo la
procedura è successivo all'ente che lo deve scrivere. I progetti mancano anche
secondo Alberto Lionello, della Soprintendenza, non solo per il parco: «Che
senso ha studiare di ampliare il canale dei Petroli se è al vaglio il porto
off-shore?».
Giovedì 26 Settembre 2013
La Nuova VeneziaGiovedì 26 Settembre 2013
«La laguna rischia di divenire una baia in mare»
Confronto a tutto campo sul futuro del parco, le barene lentamente stanno scomparendo
Sulla carta l'istituzione «Ente Parco per la Laguna Nord » c'è, ma
adesso bisogna pensare a come tradurre questa realtà sul territorio, tenendo
presente che i due obiettivi sono quelli di valorizzare l'ambiente e il settore
socio economico. Si è tenuto ieri alla Scuola Grande di San Giovanni
Evangelista il convegno «La laguna di Venezia e l'Ente Parco», organizzato da
Marta Locatelli, consigliera comunale e presidente dell'Associazioone «Venezia
Progetta». I temi discussi nel corso dell'incontro hanno riguardato i vincoli
giuridici, ma anche la specificità del territorio. «La laguna - ha detto il
direttore del Corila Pierpaolo Campostrini - non è diversa dalle altre presenti
nel mondo, ma quello che la rende unica è l'insieme di fenomeni presenti. I
rischi che dobbiamo tenere presente sono: la perdita dell'habitat, l'erosione,
l'inquinamento e l'urbanizzazione perché altrimenti la laguna rischia di essere
assorbita dal mare e diventare una baia». Proprio per questo Alberto Lionello
della soprintendenza per i Beni architettonici, ha sottolineato l'importanza
fondamentale di avere un piano di progettazione intedisciplinare per capire
anche qual è il destino dell'area e che tipo di interventi si vogliono fare
(per esempio il Porto Off Shore). La presidente Alessandra
Taverna dell'Istituzione ha parlato del successo della
recente manifestazione «Isole in Rete» e dell'interesse della gente, (53494
clic sul relativo blog) che dimostra l'esigenza di un collegamento più intenso.
Uno dei problemi in corso è quello dei vincoli (per esempio Legge 40 del 1984)
che, se da un lato sono necessari per tutelare l'ambiente, dall'altro devono
seguire secondo Carlo Chiodin di Dimensione Progetto «l'andamento dei tempi».
Nel Novecento le barene erano il 25% della laguna, oggi sono solo l'8%. Per
l'assessore Gianfranco Bettin «Il Parco farà vivere quell'idea di Venezia nella
quale le attività umane sono interconnesse e inscindibili dalla natura che è
proprio la caratteristica di Venezia che non c'è da nessun'altra parte e fa
unica questa laguna». All'incontro erano presenti Fabio Riva, direttore
Magistrato alle Acque e Maurizio Dissegna, dirigente della Regione Veneto
Parchi e Foreste. (v.m.)
lunedì 16 settembre 2013
Ultimi aggiornamenti, 18/09/13
Il Reggipoggio propone una
Escursione a BOLCA (VR)
il giorno 29 settembre 2013
Il paese di Bolca è situato in provincia di Verona alle porte dei Lessini orientali. Nei pressi del centro abitato si trova uno dei siti fossiliferi più importanti al mondo, grazie allo straordinario grado di conservazione dei reperti, oltre che all'abbondanza di esemplari e alla varietà di specie. Il programma sarà il seguente:
10.00: RITROVO PRESSO BOLCA
10.10 – 11.30: Visita al Museo
del Fossili
11.30 – 13.00: Passeggiata
paleontologica (semplice itinerario a piedi, che, partendo
dal Museo, porta
alla valletta della “Pesciara”, il giacimento da cui
vengono estratti i
fossili; lungo il percorso si osservano anche i basalti
colonnari della Purga
di Bolca, in affioramento). Il percorso comprende un tratto
di sentiero, un tratto di strada
asfaltata e una buona parte di strada bianca (circa 20
min.). Per chi volesse,
c’è la possibilità di percorrere i primi due tratti in
auto (fino al Bar “Le
Castegnare”): gli ultimi 20 min., in discesa, sono
comunque percorribili solo a
piedi.
13.00 – 14.30:
Pranzo al sacco presso la Pesciara (possibilità di
consumazioni - caffè,
bibite)
14.30 – 15.15:
Visita al sito di estrazione dei fossili nelle gallerie
15.15 – 16.00:
Possibilità di ricerca di fossili tra gli scarti di
lavorazione della cava
16.00 – 17.00:
Passeggiata di rientro alle vetture
L'escursione si svolgerà in collaborazione col Gruppo Spelologico di Montecchia di Crosara. Le nostre guide saranno Matteo Dal Zovo, geologo e presidente del Gruppo Speleo, e Gianni Confente, esperto speleologo che da anni collabora alla gestione del sito di Bolca.
Per raggiungere Bolca, uscire dalla A4 a “Montecchio Maggiore” e seguire le indicazioni per Valle del Chiampo (inizialmente per Valdagno-Recoaro, poi per Arzignano-Chiampo). Passato Chiampo, a Crespadoro si prende una stradina a sinistra che ci porta a Bolca da nord (la strada per Vestenanuova quel giorno è chiusa per una manifestazione sportiva).
Cliccare qui per i dettagli.
Da Bolca, per raggiungere in auto la Pesciara bisogna tornare a Crespadoro, scendere fino a Molino e risalire in direzione di Bolca per circa 3.5 km; 20-25 minuti di auto. Parcheggiare e scendere a piedi per la stradina sulla sinistra. Cliccare per dettagli.
Abbigliamento consigliato: scarpe da ginnastica, indumenti comodi. Abbiamo prenotato il bel tempo, ma si consiglia comunque un k-way e una giacca pesante, che sarà utile anche durante la visita dei locali sotterranei della miniera.
Cliccare qui per i dettagli.
Da Bolca, per raggiungere in auto la Pesciara bisogna tornare a Crespadoro, scendere fino a Molino e risalire in direzione di Bolca per circa 3.5 km; 20-25 minuti di auto. Parcheggiare e scendere a piedi per la stradina sulla sinistra. Cliccare per dettagli.
Abbigliamento consigliato: scarpe da ginnastica, indumenti comodi. Abbiamo prenotato il bel tempo, ma si consiglia comunque un k-way e una giacca pesante, che sarà utile anche durante la visita dei locali sotterranei della miniera.
L'escursione prevede un costo di circa 10 euro, comprensivi della quota per l'ingresso al Museo e alla Pesciara e per un contributo all'associazione
Per prenotazioni e informazioni: ilreggipoggio@gmail.com
martedì 23 luglio 2013
lunedì 17 giugno 2013
montello
Montello - geosito della dolina di val Posan
DOMENICA 30 giugno 2013
Escursione alla scoperta del Montello, colle isolato nella pianura, paesaggio carsico unico nel suo genere e rilievo giovanissimo in evoluzione sul fronte meridionale della catena alpina. I temi dell'escursione saranno le forme carsiche del Montello, la sua struttura geologica, la sua evoluzione recente e i rapporti con il fiume Piave.
Ritrovo al parcheggio di fronte la pizzeria "La strana coppia" sulla S.S.248 alla progressiva Km 76+800 (Nervesa della Battaglia) alle ore 9.00 per l'organizzazione delle auto e presentazione dell'escursione.Lungo l'itinerario visiteremo:
- la Dolina di Val Posan (foto), geosito segnalato dalla Regione Veneto;
- la Valle delle Tre Fonti;
- i terrazzi fluviali pliocenici del Piave;
- eventuale sosta sul greto del Piave e/o visita all'ossario di Nervesa (in base a come si metteranno i tempi di marcia).
Pranzeremo al sacco nell'area attrezzata a pic nic presso Santi Angeli.
Materiale utile e necessario:
Scarponcini o scarpe da ginnastica, pranzo al sacco e bibite, coperta, plaid o poncio per sederci a terra e pranzare, repellente per insetti.
5,00€ costo escursione (i bimbi sotto gli 8 anni non pagano)
Escursione per famiglie, con percorsi a piedi limitati e su carrarecce,cercheremo di trovare un bel prato dove pranzare e dove i bambini possano giocare senza il problema delle auto.Il tema sarà il paesaggio carsico, con visita alle doline più significative, all'imbocco di una grotta, a delle risorgive, con riflessioni sulla singolarità di questo colle isolato in mezzo alla pianura.
NB: per minimizzare i costi dell'escursione, non è prevista una quota assicurativa per i partecipanti.
domenica 2 giugno 2013
quando la terra trema
COMUNICATO STAMPA del
26 APRILE 2013
Serata culturale CAI
MIRANO - CAI VENETO
in collaborazione con
l’Associazione “Il REGGIPOGGIO”
e il COMUNE DI MIRA
Progetto: AMMIRA LA
MONTAGNA anno 2013
4° INCONTRO
Venerdì 7 GIUGNO 2013
Presso VILLA DEI LEONI – MIRA
Ore 20,45 – INGRESSO LIBERO
JACOPO BOAGA
presenta
QUANDO LA
TERRA TREMA
I terremoti nel Veneto e non solo
I terremoti, dopo l’Aquila e l’Emilia dello scorso anno, sono diventati
un argomento più che mai attuale. La Terra ha sempre tremato, perché è viva.
Anche la nostra Regione, il Veneto, apparentemente tranquilla, nel passato
antico e recente ha testimoniato la sua complessità struttura. Grazie alla
conoscenza e competenza di un giovane ricercatore dell’Università di Padova: Jacopo Boaga, avremo l’occasione di
fare il punto della situazione e la possibilità di confrontarci e porre delle
domande su questi eventi: sono prevedibili, ritorneranno, il nostro territorio
è sicuro, come ci si può difendere ecc.
Un’occasione unica che grazie al relatore e all’Associazione “Il
Reggipoggio” porteremo a Mira questa serata divulgativa sui temi del rischio
sismico, della prevenzione e della comprensione del fenomeno terremoti
venerdì 3 maggio 2013
Palude di Onara - 1
Il nuovo
Parco
Palude di Onara
La palude di Onara è un ambiente umido che costituisce il residuo di un
delicato ecosistema un tempo molto più diffuso nelle nostre pianure. Si trova
lungo la fascia delle risorgive alle porte di Cittadella ed è attraversato
dalle acque del fiume Tergola, che nasce poco più a monte da alcuni fontanili.
Il sito è stato oggetto di una nostra escursione l'anno scorso, nella quale ci
ha accompagnato la guida appassionata di Silvia Bertollo, naturalista, che con
altri volontari contribuisce a tenere vivo questo prezioso angolo del Veneto. Di
recente è nata l'Istituzione Parco Palude di Onara, alla quale auguriamo un
futuro prospero, nonostante il periodo contingente possa rendere difficile il
decollo, e con la quale speriamo di non perdere i contatti!
Nel post successivo (Palude di Onara - 2) riporto alcune righe, scritte da Silvia, che ci illustrano il percorso istituzionale che ha seguito il sito, annoverato tra i siti di interesse geologico della Regione Veneto (G017 - vedi la scheda Geositi su questo blog), le modalità in cui viene gestito e le prospettive future.
Nel post successivo (Palude di Onara - 2) riporto alcune righe, scritte da Silvia, che ci illustrano il percorso istituzionale che ha seguito il sito, annoverato tra i siti di interesse geologico della Regione Veneto (G017 - vedi la scheda Geositi su questo blog), le modalità in cui viene gestito e le prospettive future.
Foto di un prato umido presso la Palude di Onara
Palude di Onara - 2
PALUDE DI ONARA: COME VIENE GESTITA?
L'area
della palude, a motivo delle sue peculiarità idrogeologiche,
paesaggistiche, floristiche, vegetazionali e faunistiche, è
sottoposta ad una molteplicità di tutele e vincoli come il SIC, la
ZPS, la Riserva Naturale della Palude di Onara (delibera di CC n. 66
del 23/12/1994).
Non
essendo stata interessata dal Piano di Gestione (DGR 28/06/2006, n.
2371), attualmente la palude è tutelata dal Piano ambientale
modificato dalla Variante Generale 2007 (adottata
con DCC 26/01/09, n. 3). Dato che molte delle aree di maggior
pregio naturalistico sono private, tra gli strumenti che vengono
maggiormente incoraggiati nella Variante vi è quello delle
convenzioni tra proprietari e Comune, in sostituzione
dell'acquisizione tramite esproprio.
A
Nord della linea ferroviaria Bassano-Padova una parte della Riserva è
stata acquisita dal Comune di Tombolo e attrezzata per la pubblica
fruizione. Lo stesso, tramite convenzione (delibera di CC 23/12/1994,
n. 66), ha affidato la gestione dell'area attrezzata al Comitato
Parco Palude di Onara, presieduto da Carlo Zanella. La totalità di quelle a Sud sono di proprietà
privata. Nelle aree private viene praticata esclusivamente attività
di tipo agricolo, che va dall'itticoltura nelle Peschiere Sud, alla
coltivazione di arboreti da legno, di mais e di prati da sfalcio.
In
generale, le torbiere e i prati più umidi che un tempo venivano
usati come prati da strame sono quasi tutti lasciati in abbandono e
quindi in vario stadio di rimboschimento. In soli
due
appezzamenti lo strame viene macinato finemente per poi lasciarlo in
posto, e in altri tre, infine, dal 2010 un gruppo di volontari si è
attivato, in accordo con i relativi gestori, per lo sfalcio e
l'asporto dell'erba e l'eliminazione di arbusti e rovi.
Recentemente,
con delibera di CC 28/11/2012, n. 26, il Comune di Tombolo ha
costituito l'Istituzione Parco Palude di Onara (ai sensi degli artt.
113 e 114 del D. Lgs. 267/2000 e dell'art. 89 dello Statuto
Comunale), cui spetterà il compito di definire ed organizzare le
attività all'interno della Riserva, da quelle gestionali a quelle
promozionali rivolte al pubblico. L'augurio è che riesca spostare maggiormente l'attenzione sulla gestione delle torbiere e dei prati umidi, che sono la vera ricchezza della palude di Onara e che hanno portato la palude ad avere i vincoli protezionistici di cui gode.
Silvia Bertollo
Guida Naturalistica Ambientale
Consigliere Istituzione Parco Palude di Onara
Onara di Tombolo PD
lunedì 29 aprile 2013
martedì 2 aprile 2013
BOLCA - un tuffo nei mari dell'EOCENE
Divulghiamo questo bel filmato che presenta il Geosito di Bolca nella Lessinia, un importante fossil-lagerstatten, ovverosia un giacimento fossilifero rilevante, qui essendosi create delle condizioni ideali per la fossilizzazione (era un bacino di stagnazione, ossia al fondo vi erano condizioni di anossia (scarsa ossigenazione, dovuta a scarso ricircolo delle acque, che hanno impedito il proliferare di quelle faune bentoniche, bioturbatrici e "spazzine" che altrove invece hanno fatto tabula rasa di potenziali records fossili), si sono rinvenute intere faune, che raccontano la storia del mare dell'EOCENE del Veneto, raccontando storie di interi ecosistemi marini. Intere collezioni di fossili sono state estratte da qui, molti reperti li troviamo nei musei di Verona e Padova.
Bolca è uno dei geositi più importanti, del Veneto, d'Italia e del mondo, ed è il classico caso di geosito che si trasforma anche in importante realtà scientifica, didattica e economica, uno di quei geositi che hanno la forza di difendersi da sé, anche se talvolta geositi di questo calibro diventano delle piccole Disneyland, snaturandosi e venendo banalizzati, ecco perché Bolca và conosciuta, visitata, valorizzata e.... rispettata.
lunedì 25 marzo 2013
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